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La vita in Crimea 20 mesi dopo la riunificazione con la Russia

Auslander ha fornito a thesaker.is  uno sguardo sulla vita a Sebastopoli. Ha gentilmente accettato e ho ricevuto il suo lavoro questa mattina. L’articolo è stato scritto sotto le difficoltà della mancanza di corrente e di una connessione intermittente a internet. Auslander ha appena pubblicato un libro che è disponibile su Amazon. Come nota a margine, Auslander non può ordinare una copia del suo libro dal suo sito internet in Crimea: sanzioni USA in azione… (altro…)

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Siria, Francia, Russia. Una breve analisi

Stoltenberg vuole la NATO in guerra. Putin: Ma chi è il mandante?

Tutto come da programma: il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha addirittura sollecitato Parigi ad invocare l’articolo 5, che obbliga i paesi membri dell’alleanza a scendere in guerra a fianco di uno di loro che sia aggredito. Stoltenberg obbedisce come sempre ad ordini americani. Se del “governo” americano non è certo. E ‘ certo invece che William Kristol, il guru dei neocon, esige dalle colonne del Washington Post l’invio di truppe di terra: mai sprecare un bell’attentato-strage. Jerry Hendrix, del Project for a New American Century, ha dichiarato a Time Magazine: “L’attacco di Parigi può essere l’evento catalizzatore che risveglia la comunità internazionale ad agire”. “Evento catalizzatore” è la stessa espressione che il medesimo ‘pensatoio’ allora diretto da Wolfowitz, Cheney, e simili – usò nel documento che emise nel 2000, un anno prima dell’11 Settembre. In quel documento, intitolato “Rebuilding the American Defense”, si propugnava un enorme riarmo degli Usa e lo scatenamento di anni di guerre per mantenere la supremazia della superpotenza. Certo, dicevano i compari, per convincere gli americani a intraprendere tale costosa impresa, occorrerà “qualche evento catastrofico e catalizzatore – tipo una nuova Pearl Harbor”. L’attentato di Bin Laden alle Torri Gemelle, con tanto di ritrovamento di passaporti dei dirottatori arabi sul luogo del disastro, fornì l’elemento catalizzatore. Anche adesso c’è il passaporto di uno degli attentatori: un falso, come ormai hanno stabilito la polizia greca e quella serba.

Forza, alla guerra! I neocon ed ambienti collegati, dopo aver creato e sostenuto l’ISIS (ricordate McCain col futuro Califfo in Siria nel 2013?), adesso ne esigono  la distruzione. Dicono che la politica di Obama, di contenimento, è sbagliata. Ci vogliono le truppe di terra adesso, e subito. Ce le devono mettere gli europei. Non ce la fanno? Erdogan è pronto ad invadere la Siria del Nord per incenerire l’ISIS – che mantiene e coccola.

Com’è cambiato, Erdogan. Ha dichiarato: la Turchia è vittima del terrorismo, lo conosce per esperienza (l’attentato-strage di Ankara contro i suoi oppositori ne è un bell’esempio); “deve finire il gioco il mio terrorista è buono, il vostro è cattivo – Il terrorismo non ha religione, né nazione , nessuna razza, nessuna patria”.

Parole sante. Peccato siano esattamente le stesse che Erdogan ha pronunciato due settimane fa a Bruxelles, dove ha tenuto l’impressionante comizio coi turchi fatti venire in pulmann dalla Germania, per accusare la UE di non sostenerlo adeguatamente nella sua lotta contro i curdi del PKK.

Tutti ripetono un copione un po’ frusto, nemmeno cambiano le parole. Come al solito Francois Hollande ha cominciato la guerra da solo: i suoi caccia hanno bombardato Rakka. Lo dice lui. Che cosa abbiano bombardato i francesi, lo dicono anche i nostri media sulle veline di Parigi. Credeteci e dormite tranquilli: la guerra all’ISI è cominciata!

Perché tanta fretta di truppe NATO

C’è fretta, c’è fretta di coinvolgere la NATO. Perché, pare l’azione militare russo-iraniana a sud di Aleppo sta avendo successo, e ci sono alcune centinaia di terroristi accerchiati: fra di essi potrebbero esserci – chissà – oltre a mercenari (della ex Blackwater?) anche tipi delle unità speciali USA, quasi sicuramente ufficiali arabi sauditi che è meglio non far finire nelle mani dei vincitori russi. Secondo la TASS, già il 26 ottobre gli occidentali hanno allestito un ponte aereo per portar fuori parecchi terroristi dell’ISIS: due aerei della Turkish Airlines, uno del Katar e uno degli Emirati sono arrivati, riusciti ad atterrare e sottrarre alle bombe di Mosca 500 combattenti islamici di elite (sauditi ed altri VIP), che poi hanno depositato in Yemen. Il modello era quello dei bei tempi, in cui su mandato di Bush jr., poco prima dell’attacco americano in Afghanistan dopo l’11 settembre, un ponte aereo del Pakistan aveva portato in salvo 5 mila talebani d’alto livello e consiglieri militari pakistani ed americani.

Adesso che i siriani e gli iraniani, sotto la copertura aerea dei russi, sono avanzati a sud di Aleppo a pochi chilometri da Sarakib, che è il bivio cruciale delle camionabili di Damasco ad Aleppo e Lattakia, altre centinaia di mercenari Usa e vari terroristi di riguardo sembra siano chiusi nella sacca. E stavolta manca l’aeroporto su cui far atterrare gli aerei per l’esfiltrazione. Perciò mentre i neocon e il Pentagono mettono sotto accusa Obama, egli – Obama – pare avere una particolare fretta di mandare truppe di terra. Ad Antalya ha ostentatamente trovato un “accordo” con Putin – ovviamente scritto nella sabbia, ma apparentemente ciò ritarda l’intervento di terra di Erdogan, che vede sfumare la finestra di opportunità – ancora qualche giorno e i successi russi saranno forse consolidati.

Putin sta trattando da posizione di forza: militare ed anche morale (per quel che vale in Occidente) perché i russi sono i soli a combattere veramente l’ISIS. Pare che ad Antalya abbia posto la domanda: a chi giova la strage di Parigi? Chi sono le menti? Domanda imbarazzante.

Per esempio Doch Charles William, analista senior della Quillam Foundation (Un think tank specializzato sulla Siria) ritiene difficile che l’ISIS, che si trova sotto enorme pressione in Siria, abbia organizzato l’azione militare di Parigi; l’ha rivendicata, ma è ben altra cosa. Secondo Bruce Hoffman, del centro for Security Policy della Georgetown, citato dal New York Times, il tipo di azione fa’ pensare piuttosto ad Al Qaeda…ma ohibò, Al Qaeda in Siria sono i terrorsti moderati, “I nostri terroristi”. Insomma la paternità dell’attacco, data per certa dai nostri media e politici tanto vogliosi di scendere in guerra “contro l’ISIS” non appare così sicura agli analisti.

Va’ segnalato una volta tanto a suo onore che Matteo Renzi, al G20, criticando la Francia e i suoi bombardamenti su Rakka (dicono loro) ha detto che la risposta della comunità internazionale “deve essere frutto di una strategia, non semplicemente di una reazione: la reazione ha prodotto disastri come la Libia, mentre noi abbiamo bisogno di una strategia”. Almeno ha capito l’essenziale. Non è cosa da poco, con tutta la stampa e i talk show che incitano alla guerra, e intervistano tipi come Luttwak e la Selma dall’Olio (la neocon moglie di Ferara) che ripetono: per debellare l’ISIS “basta una brigata” europea. Anche Wolfowitz, Perle e quelli della nuova Pearl Harbor dicevano dell’invasione dell’Irak: “Sarà una passeggiata”. Era 15 anni fa.

Era in corso una esercitazione. Simulava un attacco plurimo. 

Mentre finivo il pezzo, un collega mi manda un video da France Info dove un infermiere soccorritore, Patrick Pelloux, dice in diretta : “Per fortuna questa mattina al SAMU di Parigi (un gruppo di ambulanze, ndr.) era stato programmato un esercizio che simulava un attacco a più siti, così eravamo preparati. Si deve sapere che c’era una mobilitazione di forze di polizia, pompieri, soccorritori, associazioni che sono venute, e abbiamo cercato di salvare più persone possibile”

https://willyloman.wordpress.com/2015/11/14/parisattacks-updates-emt-talking-about-a-drill-and-cia-chief-met-with-french-intel-oct-28th/

 

 

 

Articolo per gentile concessione di http://www.maurizioblondet.it/

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Conferenza sulla Siria

Matteo Beccuti, presidente di PiemonteRussia, interverrà sabato 14 alla serata di Sol.Id. dedicata alla Siria, per portare il saluto dell’Associazione all’iniziativa.

Si parlerà di Siria, Mediterraneo, Russia e nuovi equilibri geopolitici.

Siete tutti benvenuti!

 Sol.Id.

 

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Ma davvero la superpotenza è invincibile?

Posto qui alcune considerazioni che vengono da fonti militari estere – di cui non posso giudicare la qualità e veridicità. Ma tuttavia, interessanti. La prima viene da Valentin Vasilescu, pilota da guerra, già vice-comandante militare dell’aeroporto di Otopeni, diplomato all’Accademia militare di Bucarest – e aggiungo io – palesemente filo-Mosca.

Siria: come ci sono arrivati i caccia russi senza esser visti?

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25 GIUGNO 2015: PRESENTAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE ‘PIEMONTE RUSSIA’

E’ stata presentata questa mattina a Palazzo Lascaris l’associazione culturale Piemonte Russia, nata sull’onda delle vicine Lombardia Russia e Liguria Russia.

“La missione principale della nostra associazione– spiega in apertura Fabrizio Ricca, portavoce e segretario di Piemonte Russia – è quella di sensibilizzare la popolazione su ciò che è accaduto e sta accadendo in Russia attraverso un’informazione reale, chiara e trasparente”.

“E’ necessario fornire un’informazione che rispecchi la realtà dei fatti – sottolinea Gianluca Savoini, presidente di Lombardia Russia, la prima tra le associazioni costituitesi nelle regioni italiane – e che spieghi che le sanzioni contro la Russia sono una follia, perché non fanno altro che penalizzare le nostre aziende. Dobbiamo tutti tener bene a mente che la Russia ha altri mercati a cui rivolgersi per acquistare, primo fra tutti quello cinese, mentre Europa e, soprattutto, Italia, senza la fetta di esportazioni in Russia, sono i soggetti che ci rimettono di più”.

“Il lavoro delle nostre associazioni – spiega Ubaldo Santi, presidente di Liguria Russia – è orientato a ristabilire buoni rapporti tra la Russia ed il nostro Paese. Ciò a cui vogliamo arrivare è un’azione forte e comune da parte dei governatori regionali, che possa portare all’eliminazione delle sanzioni che stanno depauperando i nostri territori. Il nostro Paese ha bisogno di rilanciarsi, non di cedere a scelte scellerate che lo stanno solo rendendo più povero. E’ ora di usare il buon senso, al di là dei colori politici, per recuperare quella parte di ricchezza che ci è stata tolta”.

“Se chiudiamo le porte alla Russia ora – aggiunge Marco Racca, tesoriere di Piemonte Russia -, tra dieci anni dove saremo? Un legame ad est è indispensabile per il Piemonte, non solo per le esportazioni di prodotti, ma anche per il nostro turismo. I Russi, oggi come oggi, non solo non comprano i prodotti piemontesi, ma non vengono neanche più a sciare sulle nostre montagne – lo dicono i dati sul turismo invernale – e, quindi, non spendono più sul nostro territorio. Si tratta di perdite di migliaia, addirittura milioni di euro. Chi si dice oggi favorevole alle sanzioni alla Russia si rende complice delle perdite che porteranno alla chiusura delle aziende”.

“La nostra associazione – precisa Gianmatteo Ferrari, vicepresidente di Piemonte Russia – si occuperà di fare cultura attraverso l’organizzazione di eventi a cui parteciperanno personaggi di prim’ordine. Il nostro obiettivo è divulgare le notizie che, finora, sono state stravolte o censurate dai media. Ad esempio, pochi oggi sanno che si stima che il costo complessivo che l’Europa si troverà a pagare a causa delle sanzioni inflitte alla Russia sarà di cento miliardi di euro e due milioni di posti di lavoro”.

“La Russia – conclude Matteo Beccuti, presidente della neonata associazione piemontese – è un’opportunità che non possiamo lasciarci sfuggire. Lavoreremo per rinsaldare i rapporti che il governo italiano non si preoccupa di mantenere, ma che sono vitali per la nostra Regione e le nostre aziende. E, contemporaneamente, guarderemo alla Russia anche come ad un esempio da seguire. Mentre nel resto del mondo sembra si concorra a creare una massa anonima senza radici, in Russia il recupero ed il rispetto profondo delle tradizioni porta alla valorizzazione delle diverse comunità che vi convivono”.

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