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Crimea: la storia non raccontata

Sembra che tutti abbiano un parere sulla Crimea. La cosa più sorprendente è che pochi in realtà ne sanno qualcosa.

Molti non sanno nemmeno dove si trova – forse perché i media di stato americani dicono loro che l’Ucraina è in Pakistan, e che la battaglia per Slavjansk è avvenuta all’interno della Crimea.

Va bene, è buffo, ma Orwell su questo aveva ragione, e i propagandisti hanno sempre amato l’ignoranza come la tabula rasa su cui poter scrivere il loro programma. Una rapida ricerca su Twitter, per esempio, mostra che i peggiori strafalcioni sulla Crimea sono invariabilmente commessi da coloro che credono di Putin l’abbia ‘invasa’ – come questo poveretto, che non sa nemmeno scrivere ‘Crimea’ correttamente.

Possiamo vedere una correlazione ancora più sinistra in questo sondaggio del Washington Post, che ha dimostrato che quanto meno gli americani sapevano meno circa la posizione dell’Ucraina, tanto più volevano l’intervento degli Stati Uniti.

I puntini segnano i luoghi che gli intervistati statunitensi hanno identificato come l’Ucraina

L’ignoranza dei dettagli geografici può essere altrettanto utile. Questo eccellente articolo di Steve Coast mostra come le mappe sia della CNN sia della BBC presentino la Crimea come una parte grande, chiaramente integrante dell’Ucraina – cosa che fa apparire le azioni della Russia nella sua ‘annessione’ come un atto scandaloso di aggressione.

Mappa della Crimea della BBC

Mappa della Crimea della CNN

Ed entrambe queste mappe sono bugie. Guardate su un atlante, su Google Maps, su qualsiasi fonte storica neutrale che potete trovare, e vedrete come appare veramente la Crimea:

La Crimea è relativamente piccola, è connessa all’Ucraina solo tramite il piccolo istmo di Perekop, e quella grande massa di terra vicina, che misteriosamente sia la CNN sia la BBC non sono riuscite a identificare, è proprio la madrepatria della Crimea – la Russia.

Questo inganno da solo dovrebbe far pensare la maggior parte della gente. Se uno stato è disposto a mentire su qualcosa di immutabile come la geografia, possiamo fidarci di loro in qualsiasi campo?

In realtà no, e l’obiettivo successivo è stata la storia stessa. Il minuto stesso in cui è scoppiata la ‘crisi della Crimea’, internet è stata improvvisamente inondata di con articoli di ‘utili’ informazioni storiche con titoli desolatamente accurati come ‘Crimea per principianti’ o ‘primi passi in Crimea’. La bugia centrale è di solito una bugia di omissione, ma si può vedere anche in questo minuscolo video di 59 secondi della BBC – quando si nota come inizia.

‘L’anno 1783, quando la Russia ha ufficialmente annesso la Crimea’. L’impressione che si lascia è che la penisola sia diventata ‘russa’ solo per diritto di conquista, e che sia stata così per meno di 200 anni, fino a quando Khrushchёv la diede all’Ucraina nel 1954. Si tratta di una replica sottilmente taciuta all’appassionata affermazione che la Crimea ‘è sempre stata russa’.

I siti web americani vanno ancora oltre. In un articolo intitolato ‘Un testo elementare’ (un grosso e grasso indizio sul tipo di mentalità che cerca di attirare) Linda Kinstler inizia sostenendo che i tartari della Crimea sono gli abitanti più antichi della penisola – poi ci racconta che sono stati in Crimea almeno dalla fine del XIV secolo.

Nessun europeo ha bisogno che gli si dica che cosa c’è di sbagliato in questo. Un americano potrebbe pensare che la ‘storia’ è iniziata solo dopo Colombo, ma le grandi civiltà romana e greca erano già sorte e cadute, la corsa all’impero era iniziata, e la ‘fine del XIV secolo’ non si chiama ‘Medioevo’ per niente. La questione che la signora Kinstler ha abilmente schivato è – chi c’era in Crimea prima dei tartari?

Queste persone.

La Rus’ di Kiev. L’eclettico mix razziale di popoli slavi, turchi e nordici che sono stati gli antenati dei russi moderni. C’erano stati altri in Crimea prima di loro – romani, greci, bulgari, goti, unni – ma la Rus ‘di Kiev vi è stata la prima ‘civiltà moderna’, e Kiev è stata la prima capitale della Russia. Furono spostati solo nel XIII secolo, quando ‘l’Orda d’oro’ ha invaso la Crimea, ha passato la maggior parte dei cristiani bianchi a fil di spada, e ha venduto il resto come schiavi in Medio Oriente. ‘L’Orda d’oro’ era composta dai discendenti dei tartari di Genghis Khan, e la maggior parte dei popoli tirò un respiro di sollievo quando nel XVIII secolo Caterina la Grande liberò finalmente la Crimea dalle loro grinfie.

L’Orda d’oro prende i cristiani in schiavitù

Questo è un fatto storico, e lo si può trovare in qualsiasi enciclopedia. Allora perché l’Occidente vi ha intessuto sopra una menzogna? Perché pretendere che non sia mai esistita una Rus’ di Kiev, e che i tartari di Crimea siano gli ultimi superstiti di una razza nativa oppressa?

Gli Stati Uniti hanno poca scelta se si tratta di promuovere una narrativa anti-russa. Per decenni hanno giustificato le atrocità in Afghanistan e in Iraq, con il tacito motto di ‘bianco + cristiano = buono; scuro + musulmano = cattivo più che doppio’, e anche un maestro nell’arte della propaganda troverà difficile da cambiare direzione verso ‘scuro + musulmano = buono quando è contro i russi’. L’unica soluzione è quella di cancellare la parola offensiva ‘musulmano’ da ogni menzione della parola ‘tartari’, e fingere che i russi non ci siano mai stati.

L’Ucraina ha le sue motivazioni. Poiché questo nuovo paese stenta a trovare una propria identità, si è dato da fare a riscrivere la sua storia in una favola nazionalista che perfino per ammissione di Wikipedia è una ‘marginalizzazione’ delle influenze russe del passato. Comprensibile, forse, se l’intenzione è quella di svelare le distorsioni storiche dell’epoca sovietica, ma il revisionismo si estende fin nell’antichità, e questa polemica oscenamente razzista dell’ufficio delle relazioni pubbliche di Euromaidan su ‘come Mosca ha dirottato la Storia della Rus’ di Kyiv’ cerca di demonizzare i ‘Moskali’ fin dall’inizio.

Il lavaggio del cervello a questo livello non è mai carino, ma questa è un’altra cosa. Ho anche visto su Twitter gente che sostiene che NON C’ERANO RUSSI IN CRIMEA durante la guerra di Crimea, e che quelli che ci vivono ora sono venuti solo ‘dopo la seconda guerra mondiale’. Nessuno può biasimare un tartaro di Crimea per il suo risentimento storico delle deportazioni di massa di Stalin, ma cercare di cancellare i russi dalla storia in questo modo è poco meno che folle.

Pirogov e Tolstoj – due dei russi che non sarebbero mai stati in Crimea

Ma questo fa molto comodo all’Occidente. La migliore pretesa della Russia alla Crimea è che si sta semplicemente raddrizzando un’ingiustizia storica, così ora l’Occidente cerca di contrastarla con la presentazione della Crimea come qualcosa di ovviamente ucraino, qualcosa di ‘rubato’ dalla Russia nel passato, e che non deve essere rubato di nuovo.

Noi la sappiamo un po’ più lunga, e la storia non raccontata stabilisce i diritti della Russia oltre ogni dubbio. Anche la religione russa ha le sue radici qui, poiché l’anno di nascita della Chiesa ortodossa russa è considerato il 988 d.C., quando il principe Vladimir di Kiev fu battezzato a Chersoneso – in Crimea.

La cattedrale di Vladimir, costruita per commemorare il battesimo originale

Ma la BBC ha ragione, e l’annessione da parte di Caterina la Grande nel 1783 in realtà dà alla Russia un secondo diritto alla regione – un diritto di conquista. E non solo una volta, perché anche se la Crimea cadde in mano ai tedeschi nel 1942, fu l’Armata Rossa a riprenderla di nuovo nel 1944; due volte i russi hanno combattuto per recuperare ciò che era loro – e due volte hanno vinto.

Ma anche le perdite sono importanti. Quando un popolo combatte e muore per proteggere la propria casa, il suo sacrificio gli dà un diritto di proprietà di un tipo superiore anche a quello della vittoria – e chi ha guadagnato questo diritto più del popolo della Crimea?

Kerch, per esempio, sede di una delle campagne di resistenza più straordinarie della seconda guerra mondiale. Non posso migliorare questa sua commovente descrizione, ma chi può dimenticare la fotografia scattata da Evgenij Kaldej, dell’eroica infermiera Ekaterina Mikhailova-Dёmina che cura un marinaio ferito proprio sul bordo della spiaggia devastata dalla battaglia?

O i soldati e civili russi che si nascondevano nelle catacombe – fino a quando i nazisti li uccisero con gas velenoso?

Nelle catacombe di Kerch

Questi erano russi. I sostenitori Bandera formarono battaglioni delle SS e divennero guardie dei campi di Sobibor e Treblinka; i seguaci di Shukshevich ebbero la loro gloria massacrando polacchi in Volinia; i tartari di Crimea furono radunati in formazioni che rastrellabano gli ebrei per i nazisti – e per tutto il tempo in cui facevano queste cose, i russi di Crimea stavano dando la loro vita in difesa del loro paese. Non tutti gli ucraini e i tartari di Crimea furono collaboratori, ma chi tra questi pensate che ora abbia il maggior diritto di questa terra?

Nessuno potrebbe negare questo diritto a Sebastopoli. Due assedi nella sua storia – due – ed entrambi combattuti con un eroismo così straordinario che gli storici possono solo meravigliarsi. Nell’assedio del 1854-5 i britannici erano stupiti, non solo dal coraggio dei soldati russi, ma anche delle donne e dei bambini che lavoravano ogni notte per ripristinare le difese che gli Alleati avevano abbattuto di giorno. Gli abitanti di Sebastopoli rimasero e sopportarono quasi un anno di assedio, e solo quando alla fine cadde il bastione Malakov furono evacuati attraverso un ponte di barche verso i luoghi sicuri della Severnaja – un’operazione eseguita di notte e con tale disciplina che il nemici alle loro stesse porte non avevano idea che stesse accadendo.

Dettaglio da Franz Roubaud: ‘L’ultimo sguardo’ – l’evacuazione di Sebastopoli

L’assedio del 1941-2 fu meno unico, ma mantenendo l’undicesima armata tedesca bloccata per così tanto tempo, Sebastopoli fece la sua parte nel salvare Stalingrado. La città resse per più di nove lunghi mesi, soffrendo malattia, fame e bombardamenti, e le vittime civili furono terribilmente alte. I militari si sacrificarono ancora di più, e lo storico Sergej Kiselёv afferma che non meno di uno su dieci dei morti dell’Armata Rossa nella seconda guerra mondiale cadde in Crimea.

Memoriale della fiamma eterna a Sebastopoli

E la storia non finisce qui. Coloro che sfuggirono all’assedio furono autorizzati a tornare solo a condizione di dare il proprio lavoro per ricostruire la città distrutta – ed è proprio questo che hanno fatto. Avvocati, banchieri e contabili si sono tolte le cravatte, si sono rimboccate le maniche, e hanno iniziato a posare mattoni, mentre le donne cucinavano, pulivano, si occupavano dei trasporti e del lavoro amministrativo, mentre alcune addirittura lavoravano allegramente accanto agli uomini. La bella città di Sebastopoli che conosciamo oggi è stata in gran parte costruita dalla sua stessa popolazione – e quale possibile diritto di proprietà può essere maggiore di questo?

È il diritto del popolo, e questa è la vera storia non raccontata della Crimea. I media parlano solo di Russia e Ucraina, mentre la vile frase di Kiev sul ‘furto della Crimea’ riduce i suoi abitanti al rango di servi feudali, ma ciò di cui tutti si dimenticano è che questa cosiddetta annessione è stata originata dallo stesso popolo della Crimea.

E tutto sembra molto diverso dal loro punto di vista. I crimeani non sono stati consultati quando Khrushchёv ha fatto il suo straordinario gesto di donarli all’Ucraina nel 1954, e molti vedono ancora la sua azione come un tradimento della loro identità nazionale. La cosa non poteva importare meno nei giorni dell’URSS, quando le distinzioni erano più amministrative che reali, ma quando l’Unione Sovietica è crollata e la Crimea si è trovata improvvisamente in un paese completamente separato allora ha incominciato a importare veramente molto.

Questo non sarebbe mai dovuto accadere. Quando un matrimonio finisce con un divorzio c’è almeno un obbligo morale di restituire i regali fatti in tempi più felici, ma l’Ucraina, ovviamente, non riconosce la moralità. Entro il gennaio del 1991 la Russia era rassegnata all’inevitabile, ma prese la precauzione di offrire il ritorno della Crimea allo status di repubblica autonoma indipendente dall’Ucraina. I crimeani votarono a favore per uno schiacciante 94%, e la Russia fu sicura di aver dato alla penisola tutta la protezione di cui aveva bisogno.

Sbagliato. L’Ucraina non aveva alcuna intenzione di rispettare quel referendum, e quando più tardi in quello stesso anno le fu accordata la propria indipendenza, si mosse rapidamente per annullare quella della Crimea. Nel 1992 la Crimea proclamò l’autogoverno e preparò una propria costituzione, ma l’Ucraina denunciò il movimento come parte di una ‘malattia imperiale’ e ​​rispose con la creazione di un ‘rappresentante presidenziale ucraino in Crimea’ che era un modo di affermare la propria sovranità passando dalla porta di servizio. La tensione crebbe da entrambe le parti, ma nel marzo 1995 l’Ucraina fece il passo radicale (e illegale) di abolire la presidenza della Crimea e di stracciarne la costituzione. Da questo punto in poi, la Crimea era ipso facto parte della nuova Ucraina, che le piacesse o no.

Non le piaceva, e nessuno può darle la colpa. Tutti gli ucraini hanno sofferto sotto le difficoltà economiche che hanno seguito l’indipendenza (comprese le pensioni drasticamente tagliate e un servizio sanitario ‘libero’ improvvisamente disponibile solo a coloro che offrivano tangenti), ma coloro che si auto-identificavano come russi dovevano anche subire l’ascesa del nuovo nazionalismo ucraino. Nel 2010 la parlamentare ucraina Irina Farion diceva agli scolari di 5 anni che se volevano usare i loro nomi russi dovevano fare le valigie e trasferirsi in Russia, mentre Leopoli era già adorna di manifesti anti-russi che avrebbero potuto venire direttamente dalle pagine di Der Stürmer.

Poster razzista in Ucraina

Ma peggio ancora di questo razzismo era lo strisciante desiderio dell’Ucraina di svilire il passato eroismo militare della Russia, di elevare Stepan Bandera allo status di eroe, e quindi di rendere traditori i valorosi uomini e donne di Crimea che avevano dato la vita nella lotta al nazismo. Questo sarebbe terribile ovunque – ma in Crimea è insopportabile. La Crimea, dove la guida russa Irina Niverova ha recentemente spiegato al National Post che “ogni pietra e ogni albero… sono ricoperti del sangue di russi coraggiosi, e questo è ciò che è nei nostri cuori.”

‘Nei nostri cuori’. Sebastopoli, 9 maggio 2011

Nei loro cuori e ovunque sulla loro terra. Le tombe di guerra in Crimea sono ben tenute, i loro memoriali immacolati e cosparsi di fiori, e il 9 maggio celebra una storia di eroismo militare, seconda a nessuno.

Veterani marciano a Sebastopoli il 9 maggio

Come potrebbe un popolo come questo permettere che i propri sacrifici passati siano cancellati via? Come potrebbe vedere la memoria dei propri fratelli, padri e nonni morti, su cui sputano le stesse persone che loro erano morti per proteggere? E non ingannatevi – questo è ciò che sta accadendo. Guardate questo video da Leopoli nel 2011, dove ai veterani russi che vanno a deporre fiori sulla tomba di un loro compagno strappano i nastri di san Giorgio dal petto.

Come ci sentiremmo se i nazisti strappassero i papaveri dai nostri cappotti nel giorno della memoria e dissacrassero il ricordo dei nostri antenati? Se capiamo questo, allora possiamo cominciare a capire la rabbia frustrata che stava crescendo in Crimea.

Poi è arrivato il Maidan.

Dal punto di vista della Crimea il Maidan è stato a dir poco un oltraggio. Janukovich potrebbe anche essere stato corrotto come i suoi predecessori, ma è stato il primo presidente a migliorare la situazione economica dell’Ucraina, ha almeno riconosciuto la voce delle regioni, ed era il presidente legittimamente eletto, per il quale la Crimea aveva votato in modo schiacciante. Come ci sentiremmo se fossimo cittadini della Gran Bretagna e la parte perdente a una elezione generale mettesse Londra a ferro e fuoco e rovesciasse con la forza il governo che abbiamo eletto? Come ci sentiremmo se vedessimo i politici americani incoraggiare tutto questo, e sentissimo telefonate trapelate in cui le potenze straniere decidono chi dovrebbe governarci?

La Crimea ha provato tutto questo, e molto altro. Il 20 febbraio hanno fatto la loro protesta al Maidan, ma gli avvenimenti del loro ritorno a casa sono ormai noti all’infamia come ‘il pogrom di Kherson’. Non ne sentirete parlare nei media occidentali, ma per la prima volta c’è un video disponibile con sottotitoli in inglese per dirci cosa è successo la notte del 20 febbraio 2014.

I crimeani sono stati attaccati dal Settore destro. I loro autobus sono stati bruciati, i manifestanti picchiati, spogliati, umiliati, e sette di loro non sono mai più stati visti. Quando i sopravvissuti sono stati finalmente liberati i teppisti del Settore destro li hanno insultati con la minaccia che sarebbero presto venuti in Crimea – e quindi avrebbero ‘fatto di peggio’.

E queste non erano minacce vuote. Il 23 febbraio Janukovich era stato cacciato e il nuovo governo (non eletto) stava già mettendo in chiaro le sue intenzioni. Le nuove proposte di legge includevano leggi per rendere legale la negazione dell’Olocausto, per vietare l’attività del Partito Comunista, per fare di un membro di Svoboda il nuovo procuratore generale, e per negare i diritti delle minoranze (compresi i russi) a usare la propria lingua nativa.

C’è stato un ultimo insulto sotto forma dei primi capri espiatori del nuovo regime. Non voglio glorificare la forza di polizia d’elite conosciuta come ‘Berkut’, e non c’è dubbio che alcuni membri hanno effettivamente picchiato e maltrattato manifestanti pacifici a Maidan, ma questi erano anche gli uomini che stavano stoici e disarmati ad affrontare i manifestanti che lanciavano molotov nel tentativo di bruciarli vivi. Sappiamo ora che erano del tutto innocenti degli ‘omicidi dei cecchini’ di Maidan e la stessa indagine di Kiev è stata costretta ad ammetterlo, ma al momento la Berkut è stata diffamata pubblicamente, costretta a inginocchiarsi alla gente proferendo scuse, disciolta, diffamata e mandata a casa in disgrazia.

Ritorno in Crimea. Non dovrebbe sorprendere nessuno se si comprende quanti di quest’unità superbamente addestrata venivano dal cuore dell’esercito ucraino, ma possiamo solo immaginare come si sia sentita la gente di Sebastopoli a vedere i loro padri, fratelli e figli ritornare in questo modo vergognoso, e vedere perfino il loro ritorno a casa postato su internet come un oggetto di derisione.

In realtà questo è stato uno dei peggiori errori di Kiev. Non solo avevano sottoposto gli eroi della Crimea a un immeritato pubblico disonore, avevano anche preso un’unità capace di azione altamente disciplinata in stile militare, e l’avevano inviata al centro stesso dell’opposizione del governo.

La polveriera era colma, e il 27 febbraio, si è accesa la scintilla quando Canale 5 ha trasmesso una conversazione trapelata tra i leader delle due organizzazioni neo-naziste in Ucraina – il deputato del popolo Oleg Tjagnibok di Svoboda, e Dmitri Jarosh del Settore destro.

Con le scuse per la povera traduzione di Google, ecco un campione della loro conversazione:

Non sono solo chiacchiere. Questi sono uomini con un significativo potere nel nuovo regime, e stanno parlando della Crimea come un obiettivo immediato per un’operazione punitiva.

Cosa avrebbe potuto fare la Crimea? Cosa avreste fatto voi? La storia ci ha mostrato troppo tragicamente quello che è successo agli ebrei della Germania nazista che sono rimasti seduti e obbedienti a casa ad aspettare che cadesse la mannaia, e in Crimea non intendevano commettere lo stesso errore. Hanno spento i loro televisori, tirato fuori le vecchie uniformi del servizio militare, e sono usciti a prendere l’aeroporto, mentre chiedevano l’aiuto della Russia.

Io non voglio essere ingenuo, e certamente non credo Putin se ne sia stato seduto inattivo per tutto questo tempo, ma resta il fatto che è stata la Crimea a fare la prima mossa, e ‘l’intervento’ della Russia avrebbe avuto ben poca probabilità di successo senza di loro. Nessuno può dire esattamente quando le truppe russe hanno lasciato la loro base a Sebastopoli, ma degli uomini che inizialmente hanno custodivano i confini contro un intervento Kiev, alcuni erano veterani, alcuni membri dell’esercito stesso dell’Ucraina, alcuni erano della Berkut – e moltissimi erano civili ordinari. Questo piccolo video in gran parte sconosciuto mostra alcune donne di Sebastopoli che portano cibo e sigarette ai loro uomini in ‘prima linea’.

È un pezzo di propaganda, naturalmente, e la pronuncia occidentale di ‘Sevastopol’ mostra chiaramente i suoi destinatari, ma c’è in esso qualcosa di affettuosamente amatoriale che dà il tono a tutta la vicenda. Questa non è stata la viscida operazione del Cremlino che i media generalisti vorrebbero farci credere, ma un caso di gente comune che ha mostrato un coraggio straordinario, al fine di salvare la propria terra.

Ma Kiev non si occupa della gente comune, e neppure gli Stati Uniti. L’unica cosa che conta per loro è ciò che ha fatto la Russia, e che questa ha commesso un massiccio atto di aggressione invadendo illegalmente Ucraina.

Ma è vero?

In primo luogo, questo non è stato un atto di aggressione. La maggior parte dei lettori sa già come la crisi è stata architettata dall’Occidente, ma ci sono collegamenti utili in questo articolo di Eric Zuesse, argomentazioni chiare espresse in questa lettera aperta di eminenti tedeschi, una buona analisi di Diana Johnstone, e anche un articolo utile nel NYT, e sono tutti d’accordo sul punto principale – che Putin è stato messo in una posizione in cui non aveva altra scelta che reagire. L’ex agente della CIA RayMcGovern dice precisamente: la ricompensa della Russia per consentire la riunificazione tedesca era stata una promessa americana che la NATO non si sarebbe espansa ulteriormente verso est, ma questa promessa è stata ripetutamente violata, e si è fermata solo su quella che gli Stati Uniti conoscevano perfettamente, cioè la linea rossa dell’Ucraina. Con il colpo di stato e il governo sostenuto dagli Stati Uniti installato a Kiev, la linea rossa era stata nettamente trasgredita.

Il pericolo era grave, e la Russia era certa di perdere la Crimea. Forse subito, perché i membri di questo nuovo governo aveva già ostacolato il rinnovo del contratto di locazione alla Russia in base al patto di Kharkiv, e nel loro umore di anarchia esultante di fine febbraio erano suscettibili di strapparla in qualsiasi momento. Ma anche la perdita era insignificante rispetto alla minaccia di guadagno americano, e l’installazione di una base americana in Crimea avrebbe distrutto sia l’equilibrio globale del potere sia la capacità della Russia di difendersi.

Putin doveva agire, e il fatto di avere agito quasi senza spargimento di sangue è del tutto al suo attivo. Né le sue azioni possono essere plausibilmente descritte come ‘un’invasione’, dal momento che le sue truppe erano già legalmente in Crimea, e la loro unica azione è stata quella di difendere i confini e di proteggere i cittadini della Crimea, mentre era in corso il referendum.

Questo ci lascia all’ultimo punto assassino – che le azioni di Putin erano illegali. Boris Eltsin aveva firmato nel 1994 il Memorandum di Budapest, che richiedeva alla Russia di rispettare la “sovranità e gli attuali confini” dell’Ucraina, e accettando Crimea nella Federazione Russa Putin ha violato di tale accordo. Questo (a quanto pare) è sufficiente per demonizzarlo sulla stampa, trasformare la Russia in un paria internazionale, fare a pezzi le fragili relazioni dell’Europa, e imporre sanzioni volte a paralizzare quasi tutti, tranne gli Stati Uniti.

La firma del Memorandum di Budapest

Ma quanto era davvero ‘illegale’? Il Memorandum di Budapest impegna i firmatari solo a rispettare i confini esistenti dell’Ucraina nel 1994, e nel 1994 la Crimea era ancora una repubblica indipendente. L’Ucraina ha ampliato la propria sovranità, abolendo la presidenza e la costituzione della Crimea nel 1995, e nessuno aveva firmato un accordo per rispettare tali abolizioni.

Questo è quello che gli avvocati chiamerebbero ‘un bel punto’. Potremmo sostenere che il memorandum è ancora valido perché l’Ucraina ha cambiato solo la sua sovranità e non i suoi confini, ma è altrettanto chiaro che lo spirito del contratto era già stato sostanzialmente violato dalle azioni stesse dell’Ucraina, e l’intervento della Russia è moralmente giustificabile per questi motivi.

Non dovrebbe nemmeno importare. Il Memorandum di Budapest si applica solo all’indipendenza, alla sovranità e alle frontiere, e tutte queste cose possono comunque essere superate dal diritto umano internazionale di autodeterminazione come definito nello stesso statuto delle Nazioni Unite. La Risoluzione 1514 afferma chiaramente che:

Tutti i popoli hanno il diritto all’autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.

Non è stata la Russia che ha ‘violato’ la sovranità dell’Ucraina, ma la Crimea – e come repubblica autonoma, aveva tutto il diritto di farlo. Il precedente è già stato stabilito nella sentenza sul Kosovo, e poiché alla Crimea era già stata concessa l’indipendenza nel 1991, aveva un diritto di gran lunga superiore alla ex provincia della Serbia.

Si chiama ‘democrazia’

Questo l’ONU dovrebbe saperlo. Avrebbe dovuto accettare questo diritto e riconoscere il referendum, e non facendolo ha violato il suo statuto. Se le azioni della Russia sono illegali, è solo perché le azioni illegali delle Nazioni Unite stesse le hanno rese tali.

Pertanto, il massimo di cui possiamo accusare la Russia sono due violazioni tecniche:

Il fatto che le forze russe hanno lasciato la loro base a Sebastopoli per aiutare il popolo della Crimea a svolgere il loro referendum.

Questo è stato tecnicamente illegale – ma è stata una difesa piuttosto che una mossa aggressiva. C’è stato un incidente isolato (ancora sotto indagine), in cui un soldato ucraino e un soldato russo sono stati uccisi, ma anche il Telegraph riporta che l’ucraino potrebbe essere stato vittima di ‘fuoco amico’, e questo certamente non cambia il carattere o lo scopo dell’operazione russa.

Soldati russi in Crimea

E gli eventi hanno ora dimostrato del tutto giustificato. Le sparatorie a Mariupol e Krasnoarmejsk hanno mostrato fino a che punto Kiev si sarebbe spinta per impedire alla gente di votare per il proprio futuro, e poiché la Crimea era decisamente ‘separatista’ fin dall’inizio, potrebbe ora essere in preda a una crisi umanitaria paragonabile a quella di Donetsk e Lugansk. Questo è stato impedito solo dalla presenza delle truppe russe – e se c’è una migliore definizione di ‘forza di pace’, allora non la conosco.

Soldati ucraini sparano su civili disarmati fuori del seggio a Krasnoarmejsk

Ma ecco la seconda violazione:

La Russia non avrebbe dovuto accettare un referendum della Crimea che non è stato approvato e regolamentato dalle Nazioni Unite.

Sì, questo era contrario al diritto internazionale. È una cosa ridicola, naturalmente, dal momento che l’ONU avrebbe dovuto sia approvare sia regolamentare il referendum, ma le loro azioni illegali hanno reso quella della Russia non valida. Un sondaggio Gallup finanziato dagli Stati Uniti ha trovato che l’82,8% dei crimeani erano felici dei risultati del referendum, ma senza l’approvazione delle Nazioni Unite è improbabile che il mondo possa mai riconoscere quello che queste persone vogliono realmente.

E la cosa potrebbe essere risolta così facilmente! Se le Nazioni Unite si risvegliassero ai loro obblighi e facessero accettare all’Ucraina un secondo referendum, adeguatamente regolamentato, allora il risultato sarebbe lo stesso, ma un processo trasparente e democratico allevierebbe la persistente amarezza e risentimento, e potrebbe anche contribuire a rassicurare i comprensibilmente preoccupati tartari di Crimea. Queste sono le uniche persone che sento che sono state tagliate fuori di tutto questo, e potrebbe essere solo un bene se la Russia dovesse corteggiarli un po’ e mostrare esattamente come saranno i benvenuti nella loro nuova casa.

È una soluzione semplice – ma l’Ucraina e gli Stati Uniti non ne vorranno sentir parlare. La Russia ha tutto il diritto morale, storico e geopolitico di rivendicare la Crimea, e la Crimea ha un diritto schiacciante di scegliere il proprio futuro, ma l’Occidente si fissa ancora su due piccole e altamente discutibili infrazioni e urla istericamente ‘Putin ha rubato la Crimea!’ Potrebbero aggiustare domani stesso le cose se riconoscessero i diritti della Crimea e accettassero quel secondo referendum – ma invece stanno usando questi argomenti speciosi per guidare il mondo sull’orlo della guerra.

Ma non credo che ci riusciranno. L’Ucraina sta mentendo sulla storia europea e gli Stati Uniti non la conoscono affatto, ma molti europei occidentali hanno una più profonda comprensione del proprio passato, e della parte che la Crimea ha giocato in esso. Se continuiamo a parlare con franchezza, se aiutiamo sempre più persone a diventare consapevoli della storia reale, quella non raccontata, allora spero e credo che non passerà molto tempo prima che il mondo riconosca finalmente che qui non c’è stato nessun crimine, nessun furto, e nessun atto di guerra – e che dopo tutti i lunghi anni di sofferenza la Crimea è finalmente tornata a casa.

 

Articolo per gentile concessione di www.ortodossiatorino.net