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La “lista nera” russa degli indesiderabili, doverosa risposta alla prepotenza occidentale

Cornuti e mazziati.

Ecco come certi geni ipocriti della stampa italiana ed europea vorrebbero i russi. L’unica maniera, secondo loro e soprattutto secondo i loro padroni, per poter andare d’accordo con la Russia.

L’UE sanziona Mosca e minaccia ulteriori rappresaglie commerciali? Non importa, devono ingoiare tutto in silenzio.

Come avrebbero dovuto trangugiare il colpo di stato dello scorso anno a Kiev senza reagire e quindi, conseguentemente, perdere la Crimea e permettere l’occupazione militare del Donbass.

Invece non è andata cosi, perché oggi la Russia è guidata da chi ha la schiena diritta e pensa innanzitutto agli interessi nazionali, non a quelli di lobbies mediatiche potenti che in Occidente stanno rincoglionendo la gente parlando di diritti umani violati e di autoritarismo putiniano. Dove per “diritti umani” si vuole dire esclusivamente manovre pro – gay, immigrazione senza controllo, relativismo religioso, sceneggiate pagliaccesche messe in atto da gentaglia come le Femen, individualismo assoluto.

Mentre dei veri “diritti umani” continuamente violati nell’Ucraina orientale, ancora bombardata dalle forze armate ucraine alla faccia del “cessate il fuoco” ovviamente nessuno parla.

Ma se la Russia reagisce alle sanzioni e a tutto il quadretto prima sintetizzato, stilando un elenco di persone giudicate “non gradite” sul suo territorio, ecco l’immediata reazione di chi ha sempre sputato sulla Russia ma vorrebbe avere il diritto di continuare a farlo magari direttamente in casa altrui.

Non sappiamo chi sia l’unica italiana sanzionata, una tipa che si è maritata con l’ex premier svedese Carl Bildt, ma evidentemente anche le nullità vanno intervistate, purché si scaglino contro la Russia.

Questa signora Bildt invoca una ferma risposta dall’UE. Ma scorrendo l’elenco dei sanzionati, peraltro non pubblicato ufficialmente, troviamo anche due nomi noti come Daniel Cohn – Bendit e Bernard – Henry Levy.

Il primo, abitante della Germania, già leader del movimento sessantottino e dei Verdi, riciclatosi in età non più giovanile come lacchè del mondialismo e persino difensore di una certa dosa di pedofilia.

Il secondo, definito filosofo da una Francia che soltanto per questo motivo evidenzia la crisi totale e profonda in cui versa, da sempre è acerrimo nemico della Russia odierna è soprattutto di Putin, per Levy una sorta di demonio nazista in salsa euro asiatica.

Lasciateci invidiare la Russia, allora, che vieta la presenza sul suo territorio di simili individui. Mentre da noi i peggiori sono i benvenuti, e i migliori pensano di espatriare.